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Il Padano e i Celti PDF Stampa E-mail
Pensieri - Storia, attualità, cultura
Ma cosa c’entrano i padani con i Celti!

Niente! I Padani sono un prodotto dell'attualità. Nati da una lurida idea consapevolmente (e colpevolmente) inventata da Gianfranco Miglio, si sono riconosciuti nel modello umano e asociale del tipico burino brianzol/varesotto che parla come se le vocali fossero le porte di un cesso pubblico, che può essere un tipo ricco o povero, ma in ogni caso scoreggia come un camionista svedese il sabato sera, rutta come un cumenda anni ‘50/60 dopo il pantagruelico pasto di mezzogiorno. Un essere rozzo e volgare, che riesce a vanificare qualsiasi laurea sia riuscito a ottenere con una visione della vita come metafora del porcile. Si tratta di bigotti senza fede, egoisti e razzisti, apologeti dell'ignoranza del pesce (la Trota), che albergano nei loro grandi cuori solo sterco di vacca a mucchi, come fosse, il loro cuore, una cascina della Cremasca. Dovendone descrivere un tipo sub umano paragonabile a loro (omologo), nel mondo, riesco a pensare soltanto a quei texani col cappello largo che frequentano le strade statali USA fermandosi negli snack per autisti a ubriacarsi e cercare di picchiare qualche nero o qualche frocio, o stuprare una ragazza a caso. Avete presente quei tipi schifosi che nel film "Natural born killers" (assassini nati) vengono (giustamente) ammazzati per primi, nello snack sull'autostrada, da Juliette Lewis e Woody Harrelson? ecco, quello é il tipo sub umano omologo del leghista padano,  medio/massimo/minimo. Gente che non ride, ghigna, non mangia si abboffa, non beve tracanna, non scopa, puccia il biscotto, non assume, dà da mangiare, e via pescando nel letamaio. Ecco. Cosa c'entra questa massa sub umana con i celti? niente, e così sia, come il contenuto del loro cosiddetto cervello. Puah.
 
una questione storica e politica. Gianni and me PDF Stampa E-mail
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(Gianni) Dai Roberto, non puoi difendere Stalin!

1) Eccolo qua. Non é una difesa, é un inserimento in una prospettiva storica. La rivoluzione non é un pranzo di gala, ma un movimento violento con il quale una classe ne elimina un'altra dal potere, una lotta spietata con vittime e sangue vero che scorre a fiumi, molte vittime consapevoli e molte innocenti calpestate dal corso degli eventi. La rivoluzione dei Soviet é stata la prima e cruentissima rivoluzione sociale, nel bel mezzo della prima grande guerra imperialista con movimenti straordinari di masse su un territorio immenso, costruzione di una società nuova e di una capacità produttiva enorme da zero, generali in rivolta e altri che domavano la rivolta, coinvolgimenti internazionali immani e la costruzione di una entità multinazionale che ha co-dominato il mondo fino ben oltre il secondo dopoguerra. Un percorso difficile e tortuoso nel quale il giudizio sugli uomini e sull'uomo che gli ha saputo dare una direzione vittoriosa va vincolato alle ragioni della storia. Un conto é dire che in un certo periodo é stato un satrapo, un altro dire che era un disastro, una calamità paragonabile a Hitler e al nazismo. Dal punto di vista di tutte le Russie (Siberia inclusa) é stata una marcia trionfale pagata a caro prezzo.  Quando pensiamo a Stalin includiamo anche Stalingrado, le devastazioni del nazismo, l'apporto dato alla sua sconfitta, la costruzione di un Paese che andava (e va) dall'Europa allo stretto di Bering. Se poi vuoi parlare dei dissidenti e della sua fase satrapesca parliamone, ma questa cosa incredibile era possibile farla col politically correct?
Gli Stati Uniti sono nati col Politically correct? l'accumuluzione originaria é stata una gara onesta con tanti bei liberi operatori che al via si sono messi a accumulare denaro e la massa incapace é rimasta indietro a fare la classe operaia mentre i bravi andavano avanti a forza di risparmio? o é stata una colossale e millenaria rapina a mano armata operata dalle nazioni colonialiste e poi imperialiste e dallo spossessamento violento dei piccoli proprietari, e dallo sfruttamento dei nullatenenti? l'India é cosparsa delle ossa di quelli che hanno fatto la fortuna tessile dell'Inghilterra..... come mai il culo solo a Baffone? e la conquista delle Americhe é stata esemplare? si, nello sterminio sistematico degli indigeni, Inca, Maya, Toltechi o Sioux, Cheyenne, Huron, Delaware che fossero. Il percorso storico dell'umanità é quello che tutti conosciamo e i grandi sommovimenti hanno sempre comportato un numero di vittime spropositato e per motivi biechi e spesso miserabili. Non é stato questo il caso della costruzione dell'Unione Sovietica. Mi sembra molto più miserabile la costruzione della Cina capitalista. O lo sterminio dei tibetani da parte della Cina. O l'assalto al Viet Nam da parte della Cina con l'avanzata dell'armata cinese sui campi minati con i soldati che camminavano facendosi saltare e far passare gli altri dopo di loro. Fantastica opera di sminamento e di rispetto della vita umana dei propri soldati. Certo in URSS ci sono stati i gulag e molte persecuzioni di dissidenti. Moltissimi ebrei sono stati dissuasi dal rimanere e "sollecitati" a andarsene in Israele (sono oggi una componente importante del patchwork sociale e politico israeliano). Te lo dico con occhio disincantato. Come mai i giudizi su Stalin sono sempre sbrigativi? come mai viene accostato a Hitler? se non ci fosse stato Baffone, Hitler probabilmente avrebbe vinto la guerra! Stalin ha commesso molti delitti politici ma non ha mai teorizzato la distruzione di massa di un intero popolo. Ha deportato 200.000 mila ceceni in Siberia? si, lo ha fatto. E possiamo dire che ha fatto male? semmai hanno fatto male i successori a farne ritornare un gran numero... Guarda caso i Paesi che dopo la destalinizzazione e lo smantellamento dell'URSS sono stati liberi di scegliere, in gran parte sono ancora legatissimi alla Russia. Inclusi i caucasici fatta eccezione per la "sua"Georgia .... Insomma, un uomo politico spietato e capace che ha saputo guidare con acume per decenni un paese enorme in condizioni impossibili. Facendone la seconda potenza mondiale. Questo il giudizio storico. Ha perseguitato gli oppositori? si, a un certo punto della sua vita ha avuto atteggiamenti da satrapo? si. Avresti voluto vivere in Russia al tempo? Certo che si. Piuttosto che in Italia o Germania o Romania o Croazia o Turkia ...di sicuro...  e se eri dissidente? sarei andato in manicomio ... :) concedimi una battuta... Bene adesso sai perché le semplificazioni su Stalin mi infastidiscono. E non sono nemmeno comunista, sono solo un livellatore seguace di Saint Just ma alla svedese...(cioè senza ghigliottina). Eventuali inesattezze sono perdonate a priori, l'ho scritto di getto.
 
seguito della questione storica, Lenin PDF Stampa E-mail
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2)   Scusa ma mi pare che la rivoluzione l'abbia fatta Lenin... e sono convinto che non sia un pranzo di gala... ma per molti anni dopo che la dittatura del popolo era riuscita a scalzare la vecchia classe dirigente.... quel signore... il DITTATORE ... se l'è presa con tanta.... tantissima parte del suo popolo ...milioni di morti uccisi nella maniera più crudele immaginabile, "gulag".... davvero Stalin mi sembra indifendibile... non credo che Nikita Sergeevič Chruščëv fosse un avversario della rivoluzione eppure.... "Dopo la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, il suo successore Nikita Kruscev, dimostrò subito di voler chiudere l'epoca oscura dello stalinismo.



Rt ….. chiude l'epoca della satrapia. Comunque va bene, con dittatore é detto tutto. Visto che hai il mio libretto rosso, vai a pag 383 e leggi il pezzo di Gino Montemezzani, tratto da "come stai compagno Mao". A parte che é divertente e che Montemezzani (un contadino/operaio/partigiano, purtroppo morto l'anno scorso) scrive da dio, con penna leggera e forte, così puoi avere un'idea di quello che Stalin ha significato per intere generazioni di proletari. Non vuol dire che non fosse un dittatore, ma davvero pensi che una entità come l'URSS potesse essere creata e guidata con la manina di un designer? Te lo dico, altrimenti sto libro quando mai lo leggerai... :-))

Gianni Giudice
Scusa Roberto...nella mia ignoranza nel non saper usare nel modo corretto Face... e più in generale il computer... non avevo letto il tuo scritto nella sua compiutezza.... e sono d'accordo con te nel difendere la rivoluzione e il grande contributo dei 27 mil di morti che ci hanno salvato dalla possibilità di vivere un'europa nazista  ...lo dico da sempre a chi critica con superficialità il comunismo ... purtroppo fa male dover pensare che le rivoluzioni... le giuste rivoluzioni... debbano essere sempre e soltanto guidate da mostri di crudeltà.... fortunatamente almeno un esempio di vero rivoluzionario, pur non avendo gestito la sua rivoluzione come un pranzo di gala, è riuscito a non diventare forzosamente un Mostro .... grazie Fidel!

Roberto Tumminelli E’ anche vero che non guidava un Paese smisurato come le Russie! Ma Fidel é un Grande. Pensa che tutto quanto lo ha fatto nel giardino di casa di USA. Davvero un bel fenomeno. Ha scritto un libro, "La Storia mi assolverà". E' bellissimo. E fanno il culo anche a lui, per quei quattro asociali che ha mandato a Miami ...:-)))


3)   Alla fin fine, si può dire che il comunismo è stato un' Utopia?

Certo, me  lo diceva anche il mio secondo Maestro Luigi Firpo. E' stato un colossale tentativo di costruzione dell'Utopia, di Utopia sperimentale. L'Utopia sperimentale é quella che si é sbizzarrita nelle sperimentazioni nelle Americhe e altrove, ma soprattutto nel Nord America alimentata/e dalla sconfitta del movimento operaio in Europa alla metà dell'800.
In Urss non solo vollero “creare” una società comunista/socialista ma dovettero all'uopo (!) creare dal nulla una “industrializzazione” e la relativa “classe operaia”, drenando i capitali dai ceti della grande proprietà rurale, della media proprietà, dai kulaki, e utilizzando come risorse umane il surplus di contadini emerso dalla sparizione della “servitù” e la conversione di molti soldati a operai. Un fenomeno grandioso del quale sono stati messi in luce quasi solo gli aspetti negativi o deteriori a scapito di un equilibrato giudizio storico su questa opera immane di costruzione sociale che non può certo venire etichettata come fallimentare. Specie ora che l'ombra spaventosa della crisi del "sistema" propone lo scenario della stagnazione, nella quale si sopravvive solo facendo tesoro dell'esperienza sovietica. Mutatis mutandis.
 
Il vero macho PDF Stampa E-mail
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Tanti uomini insieme, vita comune, sempre insieme, senza donne, addestramento specialistico (bombe a mano e/o breviario e/o Corano) guidati da uomini, che condividono la loro vita.... ecchessarà mai...si inculano...é l'amicizia amorosa fra pari, il battaglione sacro di Epaminonda, i preti culattoni, i fraticelli allegr...i, i corpi speciali, il caro mullah.. l'homo é omo, specie se macho.

E' la promiscuità baby.. se pensi che la donna sia inferiore e l'unico pari é l'uomo, il vero amore é solo fra omo e omo. Se poi li metti tutti insieme, come i preti e i militari dei corpi speciali (ium ium, lec i baf!!)) ecco la banda dei culanda. Il "battaglione Sacro" di Epaminonda tebano era composto di amanti (omo). L'amicizia virile finisce spesso come le camice brune di Eric Rhom, in riti orgiastici omosex... Il vero macho é un narcisista omosex!

 
Elogio del canaro e i fatti PDF Stampa E-mail
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11.”Terribile l’ira del mansueto” (Antico Testamento).

Elogio del “canaro” - Tutti hanno deprecato a suo tempo il terribile delitto detto

del "canaro", ma forse più per la terribile modalità dell'azione che nella sostanza.

Che cosa poteva fare? Erano anni che questo disgraziato abitante di una borgata romana veniva tormentato da un ex pugile che lo picchiava, lo umiliava, gli estorceva denaro, lo prendeva in giro. Le sue denuncie all'autorità si risolvevano in ulteriori "sedute" a base di botte e prevaricazioni, nessuno lo difendeva da questo nerboruto prepotente.

La goccia che fece traboccare il vaso fu la crudele e sadica uccisione dell’adorato cagnolino del Canaro da parte dell’ex pugile. Un delitto per dispetto.

 

Non gli restava che l'omicidio. Una vera e propria legittima difesa, anche se premeditata. Certo, il delitto è stato orribile, dice qualcuno. Ma tutte le uccisioni sono orribili. Non esistono "delitti civili", e il canaro non poteva comportarsi altrimenti. La sua sopravvivenza era legata alla soppressione del suo tormentatore. La premeditazione era connessa alla riuscita del piano, data la forza della vittima.

Malgrado la premeditazione, il delitto del canaro rientra sicuramente fra quelli che Sade giustifica come "passionali". Secondo il marchese solo i delitti passionali, quelli dettati dallo "scatenamento" dei sensi e degli istinti hanno una giustificazione. Sono quei delitti che presuppongono un "colpevole" che si assume delle responsabilità e corre dei rischi. Non solo, ma il Canaro uccide per salvare la misera qualità della propria vita.

Sade detesta i delitti di "ragione", le uccisioni che garantiscono  l'innocenza dell'assassino. Come nel caso delle condanne a morte. Secondo Sade, il giudice e il boia sono assassini considerati "innocenti".

Certo, la crudeltà va condannata. Delitto passionale, secondo Sade, e sadismo nelle modalità dell'esecuzione. In questo caso del canaro, solo in quelle. Perchè trattarlo come un comune malfattore? E poi l'efferatezza del delitto era il sintomo della tremenda passionalità. Il canaro non ne poteva proprio più, era esasperato, è esploso come una molla troppo tesa. Per questo, bisognava condannare il canaro solo per aver esagerato. Di questo, certamente, in seguito si sarebbe pentito. Invece, avendo subito la condanna più pesante, l'efferatezza del delitto, l'aver "colmato la misura" sarà la sua sola fonte di soddisfazione, l'unica cosa che gli renderà meno amara la detenzione.

 

I fatti:

Da tempo De Negri subiva prepotenze ed angherie da Giancarlo Ricci, che gli chiedeva tangenti ed al contempo gli forniva cocaina a credito, ottenendo pagamenti con minacce e percosse. Il 18 febbraio 1988 Ricci si presentò per l'ennesima volta nel negozio di Pietro De Negri per esigere altro denaro. Questa volta, però, De Negri aveva organizzato una trappola contro il suo aguzzino: gli disse che aveva bisogno del suo aiuto per rapinare uno spacciatore di cocaina che sarebbe dovuto arrivare poco dopo nel negozio. Pietro disse a Ricci di nascondersi all'interno di una gabbia per cani. Una volta chiuso Giancarlo nella gabbia per cani, il Canaro chiuse i chiavistelli.

Sotto effetto di cocaina,  De Negri sottoporrà Ricci a torture e sevizie per sette ore prima di ucciderlo. In questura dirà:

« Sì, sono stato io. Gli ho tagliato le orecchie come a un dobermann, gli ho aperto la testa e gli ho lavato il cervello con lo shampoo dei cani. Non ne potevo più di quell'infame »

Alle tre del pomeriggio incominciò la tortura. De Negri tramortì il Ricci con una bastonata in testa, lo tirò fuori dalla gabbia e lo legò, poi gli troncò le dita, gli amputò orecchie e naso e gli tagliò anche i genitali. Per impedire emorragie dalle ferite, uccidendo troppo in fretta la vittima, cauterizzava con della benzina a sua volta incendiata.

Il De Negri teneva acceso il proprio stereo a volume altissimo, come era sua abitudine, coprendo le grida di Ricci, motivo per il quale egli poté operare indisturbato, senza che nessuno dei vicini potesse udire alcunché.

Verso le quattro del pomeriggio De Negri interruppe il suo macabro lavoro perché doveva andare a prendere la sua bambina di sette anni che usciva da scuola. La salutò affettuosamente come nulla stesse accadendo e la accompagnò a casa da sua madre.

Tornò infine in negozio dove Giancarlo era agonizzante e finì il lavoro. Ricci morirà soffocato dalle parti mutilate introdotte in bocca a forza.

Alle dieci di sera, De Negri legò il cadavere, lo avvolse nella plastica, lo mise nel bagagliaio dell'auto e, arrivato alla discarica di via Enrico Cruciani Alibrandi nel quartiere Portuense, lo cosparse di benzina e gli diede fuoco.

 
ideologia del lavoro PDF Stampa E-mail
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6  l’ideologia del lavoro. Coloro che sono al massimo livello sociale hanno l’obbligo di possedere automobili costosissime (Ferrari, McLaren, Mercedes, Rolls Royce ecc)  e del tutto inutili, enormi e costosissimi motoscafi (d’altura è l’insensato nome che li individua), devono trascorrere tutti insieme le vacanze (Sardegna, Bahamas ecc). Ma in posti predeterminati, dove possano essere “visti”, fotografati, filmati, altrimenti temono di non esistere e di non averle fatte, le vacanze. Il VIP ha perso la coscienza di esistere. Costretto continuamente al confronto con un capitale tanto più grande e duraturo di lui, è scomparso e ha l’impressione (e la conferma) di esistere, di essere al mondo, solo se viene percepito da meccanismi di ripresa e poi stampato sui giornali.

Non è finita. Le sue macchine possono raggiungere velocità stratosferiche, ma le strade e autostrade hanno limiti di velocità bassissimi e una densità di traffico da impedire qualsiasi evoluzione straordinaria. Dunque l’acquisto di queste vetture, a cui nessun altolocato si può sottrarre, serve solo a soddisfare il prestigio sociale, insieme alla proliferazione di abitazioni personali (quindi non come investimento, ma come spesa ludica) che non potrà frequentare né abitare non avendo il dono dell’ubiquità. Dimore sontuose che necessiterebbero di molte esistenze per essere fruite. E il suo motoscafo è sempre posteggiato in qualche porto, perché indaffarato come è, lo può utilizzare quindici giorni all’anno. Deve possedere elettrodomestici che per essere funzionanti richiederebbero studi approfonditi di elettronica che il nostro super ricco non potrà mai seguire a causa della sua desuetudine allo studio e a attività proprie dell’uomo. Come, per esempio, la lettura.

Infatti, l’altolocato non ha alcuna propensione per quelle che sono le attività “proprie” dell’uomo, come direbbe Aristotele. L’Altolocato non legge, non studia, va poco al cinema, mangia troppo o troppo poco, non ama, non soffre se non per sciocchezze, è ipocondriaco, fa poco l’amore e con l’ausilio di eccitanti o di protesi. A volte fa sport, frequenta la sua palestra e il suo personal trainer, il suo dottore e il suo cuoco, diviene magari muscoloso (se ha consuetudine con la fatica, più spesso con il nandrolone), ma  non è in grado di crescere sul piano morale e delle responsabilità. Resta un adolescente inquieto anche a quaranta, cinquanta, sessant’anni, un eterno ragazzo irresponsabile.

L’ideale di vita che viene presentato a cascatella a partire dai VIP, quindi con ricchezza decrescente di divertimenti per tutte le classi, è una specie di giardino incantato dove tutti aspirano alla regressione  all’infanzia e giocano, con auto di lusso, pupe bellissime e facilissime (questo per pochi), corse a velocità altissima su piste private o all’alba in superstrada, champagne a fiumi, coca per tutti, sesso sfrenato, un eterno luna park senza tempo e senza limiti, dove ognuno, sempiterno Peter Pan può godere senza responsabilità, in un eterno sottosviluppo mentale. Per poco, perché il fisico degenera e diviene polvere! E via digradando e degradando (non verso il lago, con buona pace della Rosetta Giannetta Alberoni!), con sempre minori mezzi, dal modello augusto e ideale frequentabile solo dagli upper upper (come diceva il buon Vetter) giù fino ai limiti della middle class e oltre….

Ma questa ideologia da Peter Pan ritardato (che già lui di suo non era geniale), che non a caso si ispira nel nome a un dio minore, vacuo e non risolto, è l’ideologia dell’eterna giovinezza, bellezza e irresponsabilità, una fede nell’apparire, nell’avere a disposizione, nel godimento eterno. Quella che anche  Maometto propone quale premio per gli uomini probi nel paradiso delle urì. Nulla a che vedere con il paradiso dei Pellerossa, dove Manitou garantisce agli “uomini veri”, cioè ai Pellerossa, le stesse attività che ne hanno caratterizzato la vita, la caccia al bufalo, il tepee, le donne. E’ evidente che il Pellerossa aveva una vita autentica, nella quale si riconosceva, che realizzava la sua anima e la sua personalità, in una parola, una vita adeguata. E il suo mondo ideale dopo morto rispecchia questa autenticità. Quello del Pellerossa è il mondo semi-naturale di cui parla Rousseau nel Discorso circa l’origine della disuguaglianza fra gli uomini, in quella fase di passaggio dalla pesca e caccia all’agricoltura, quando si formano i primi sentimenti ma non esiste la proprietà del suolo, in cui i rapporti sociali sono ancora autentici. Quella fase che Rousseau definisce “forse l’unica felice per l’uomo”.

Ma per noi anime perse, invece, il Paradiso ci deve garantire il contrario di quello che abbiamo perseguito in vita. Qui in Occidente tutti desiderano la festa perenne in vita e quindi la nostra religione ci garantisce, nella migliore delle ipotesi, di stare fermi su una nuvola a cantare le lodi del Signore. Cioè, della sublimazione del Padrone che tanto ci ha rotto le palle in azienda. In vita non siamo stati mai fermi. Adesso fermi sulla nuvola, siamo stati materialisti, avidi, egoisti. Ecco che dobbiamo lodare un altro (dio) di fronte al quale siamo oggettivamente delle merde, e privarci di tutto quello che ci è piaciuto.  Quindi, stai là, e canta le lodi. Che magari per i primi diecimila anni è anche  divertente, poi, credo che, come minimo, venga a noia.

Questa vita si riduce, per le classi alte, all’ideale orgiastico e iperconsumistico di una eterna deboscia per decerebrati, impossibile da reggere per limiti di ogni tipo. Per gli altri invece si manifesta nell’ideologia del consumismo volgare secondo possibilità, con progressivo senso di estraniazione dagli oggetti (compresi gli altri individui che, data la inautenticità dei rapporti sociali, vengono vissuti come meri concorrenti senza vera profondità. Uomini di carta), di alienazione e di follia progressiva, il che vuol dire nel progressivo e patologico distacco dalla realtà, in una condizione di ignara inconsapevolezza, nella rinuncia ad essere uomini a più dimensioni, nella rinuncia al giudizio critico, al pensiero che riflette, all’intelletto e alla ragione. Non solo, nella rinuncia e nella devoluzione da quello che caratterizza in primo luogo l’uomo, cioè, il giudizio morale, la distinzione fra il bene e il male. In questo modo e secondo questo modello e il suo protocollo, l’umanità finisce per dividersi in tre rilevanticategorie: a) i paranoici, vale a dire, i ricchi che abitano le loro venti o cento ville a testa sparse nel mondo, i duecento appartamenti, gli alberghi diciotto stelle, e b) gli altri ceti (medi e mediobassi, comunque anche con accesso minimo alle risorse), che per autodifesa, automatismi, estraniazione, alienazione, reificazione sviluppano comportamenti che tendenzialmente possiamo definire schizofrenici. (Canetti) ( R,DLaing, La politica dell’esperienza); c) quelli che una volta venivano chiamati sottoproletari e che oggi possiamo individuare come sub-umanità, oppressa da fame, malattie endemiche, malattie nuove, sopravvivenza garantita dalla gestione delle enormi pattumiere formatesi alle porte della megametropoli.

Ecco come mai l’ideologia del lavoro finisce così per diventare l’ideologia del lavoro alienato, del guadagno sempre inadeguato, perché in funzione dell’ideale del consumo senza limiti e della totale assenza della coscienza.  Mentre l’Altolocato cerca di esercitarsi nell’orgia continua, nel consumo paranoico di ricchezze enormi, nella continua tensione di dimostrare la propria esistenza continua, e per questo utilizza “anche” la cocaina, il manager, che deve lavorare per sostenere e giustificare il proprio alto livello di consumi prende cocaina per continuare a lavorare.

Un esempio per tutti. Quello del grande manager di successo, saturo di donne bellissime e di denaro, di successo, di continua esposizione mediatica che nella sua faraonica villa o forse solo nell’ultima di molte, ha tappezzato il suo studio (?) con una meravigliosa libreria ricolma di libri meravigliosi. Che male c’è? Nessuno, ovviamente, ma l’unica cosa vera, esistente di questi libri e queste enciclopedie, l’unica cosa reale è… la copertina. Dentro non c’è nulla. Pagine bianche. A volte nemmeno le pagine. Questa è la metafora perfetta del grande abbiente Altolocato, l’uomo di successo. Un tipo che è pura immagine, una bella copertina dentro cui, come nella libreria del manager, non c’è niente, niente di niente.  Per lui persino la cultura è solo l’immagine dell’immagine.

Egli è’ ancora peggio del collezionista, il quale raccoglie e colleziona reperti culturali, senza utilizzarli, ma solo perché li considera un valore riconosciuto dagli altri. O perché nel suo estremo egoismo vuole essere il solo che li gode (ma qui siamo già in un altro ambito). Questo invece va ancora oltre. Egli finge di raccogliere reperti. Se quello finge di essere colto, questo finge di essere uno che finge di essere colto. E’ pazzesco! Appunto. Folle. Cioè fuori di sé.

 

Eppure, la produzione è l'essenza dell'uomo. E l'uomo produce anche quando è liberato dal bisogno, anzi, produce veramente soltanto quando è libero da esso. Il momento orgiastico (che non sottovaluto affatto fra le fonti di godimento), costituisce, appunto, solo un momento, nel ventaglio dei desideri e dei bisogni umani, mentre la produzione fa parte dell’essenza dell’uomo, per citare ancora Aristotele.  Bisogna intendersi quindi sul senso della parola "produzione" e questo è possibile solo se la si libera, non interamente ma per quanto più è possibile, dalla categoria del profitto.

Nel lavoro estraniato l'uomo perde sia la sua essenza umana sia la sua essenza animale, è dunque estraneo a tutto se stesso. Ma questa essenza dove va a finire? Chi possiede il mio lavoro, questa che dovrebbe essere la mia essenza vitale e umana? Chi si appropria di me stesso e mi mangia e ciuccia fino ridurmi una poltiglia informe? Chi è la sanguisuga?

Il capitalista, il padrone, l'insieme dei capitalisti, il capitalismo imperiale internazionale. Il Generale, il Grande Politico, il Gangster, il Mafioso, occidentale e orientale, il capo dei servizi segreti e via enumerando. Ma non troppo. Costoro governano un sistema che gli ha preso la mano, che li costringe al super ghetto, a crudeltà inaudite, che ovviamente pagano in termini di umanità e spiritualità, che li riduce a grottesche caricature dell’uomo… ma che gli piace tanto per i privilegi che garantisce. E comunque non sarebbero in grado né di modificare né di fermare questo “sistema”. Questa oligarchia ha conquistato senza mediazioni il potere economico e il potere politico. Ma la sanguisuga impone anche e soprattutto la sua ideologia del lavoro e della subordinazione, una ideologia totalizzante per la quale "tutti" vivono all'interno della mentalità imperiale, capitalista, aziendale, che tutti contribuiscono a elaborare, perpetuare, articolare, difendere.

 

Come nel caso, per esempio, della nuova truffa della "qualità totale".

Fuori dall'azienda, nella vita quotidiana, chi gode la qualità totale della vita? Chi sta nella reggia e viaggia sulla Mercedes o il fuco che abita nell'alveare e usa i mezzi pubblici? Chi vive asserragliato nella torre eburnea dell' immensa ricchezza o gli abitanti delle metropoli assediate dalla spazzatura?

La legge del capitalismo impone la divisione del lavoro, cioè, la divisione dell'uomo, del lavoratore dal suo spirito, ma soprattutto la crudele separazione fra chi lavora e chi gode. Questa legge produce la parcellizzazione dell'anima, lo smarrimento dei valori umani, l'incertezza, la non-conoscenza. Che non è nemmeno più l'ignoranza. E', ormai, il possesso di informazioni errate, la dipendenza ideologica, la disinformazione per eccesso di informazioni, l'impossibilità di formarsi categorie di giudizio, l'impossibilità di non prendere lucciole per lanterne.

Se l' attività produttiva per la maggioranza è un tormento, per qualcun altro deve essere un godimento, deve essere la gioia della vita altrui. Infatti, è il grande capitalista a godere e anche il piccolo in parte (come abbiamo visto anch’egli,  il capitalista, condizionato dalla macchina che ha creato).

Sintetizzando icasticamente il concetto, il mio caro amico Walter, direttore di un Supermarket, diceva del proprietario :" io lavoro, lui incassa! Questo mi fa impazzire! Io lavoro e maneggio i soldi, e lui li deposita con molto sussiego sul suo conto corrente!".

Così, il lavoratore che si annienta nella produzione, elegge il suo sovrano, fonda il dominio "di colui che non produce" sulla produzione e sul prodotto. Non solo ma ne resta talmente affascinato e soggiogato da trovarlo persino simpatico e umano. Non appena per qualche attimo smette di tenere atteggiamenti dispotici e prevaricatori. Cioè, non appena smette di fare lo stronzo.

 

 
lavoro - lavoro - possesso PDF Stampa E-mail
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Lavoro - In questa organizzazione sociale, il lavoro, considerato in se e per se,  dovrebbe avere una valenza meramente difensiva, dovrebbe essere uno strumento per soddisfare bisogni elementari, per la sopravvivenza. Bisognerebbe sapere che quanto viene fatto in più soddisfa bisogni estranei, serve prima di tutto a soddisfare l'arricchimento, l'accumulazione e il piacere altrui. Per essere chiaro, del padrone. Chi si comporta in modo difensivo nei confronti del lavoro dimostra di essere sano di mente, cioè, dimostra di amare la propria coscienza genuina e quindi di avere una filosofia "anti aziendale", e viene considerato un sovversivo, un virus da eliminare, forse, addirittura un pazzo.

In un altro contesto, non so definire quale, il lavoro dovrebbe dare una sensazione di utilità sociale e di soddisfazione personale. Invece, in questo contesto, quello del capitalismo e dell’impero, l'atteggiamento "produttivo" è solo il frutto di una coscienza malsana, riflette l’adesione all'ideologia aziendale, a disvalori basati sull'egoismo, l'individualismo agonistico e l'inconsapevolezza, l'insensibilità sociale, l'aggressività contro il compagno di lavoro. Il temibile potenziale "concorrente". In una parola, esprime la sottomissione all’ideologia materiale del capitale.

 

Lavoro - Non vi è scampo. L'attività produttiva, che dovrebbe essere uno degli elementi qualificanti dell' uomo, è diventato il mezzo per incassare la quantità di denaro qualificante socialmente e personalmente, cioè la quantità di denaro che consente l’acquisto di beni di consumo che qualificano socialmente, che consente uno stile di vita volto a soddisfare bisogni fittizi e idioti, suggeriti da media asserviti e ipnotici ai quali nessuno sfugge. Che servono ad  affermare se stessi vendendosi, in una catena di frustrazioni alienante e alienata che sancisce il momento della coscienza falsificata. Gli altri aspetti della nostra personalità, legati a bisogni naturali come mangiare, dormire, fare all'amore, sono ridotti anche questi a momenti di consumo indiscriminato, secondo liturgie stabilite dal media, o dai modelli eccelsi (i vip) oppure sono considerati alla stregua  di attività stupide e improduttive.

A questo meccanismo diabolico che incatena la vita a schemi di comportamento assurdi, basati sulla rinuncia a quelli che sono i bisogni primari dell’uomo e sull’enfatizzazione di tutto ciò che è effimero e sciocco, non sfugge nessuno, nemmeno i più ricchi.

 

Non sfuggono nemmeno coloro che ritengono di essere soddisfatti del loro lavoro: ricconi sfondati, creatori di ricchezze che gli va bene tutto quello che toccano, intellettuali, creativi, attori, registi, fotografi, creatori di moda, modelle/i, giornalisti…..

L’alienazione e la deprivazione di se colpisce tutte le categorie costringendo entro barriere comportamentali sempre più rigide, assumendo l’aspetto di tic maniacali, fobie, incapacità di rapporti e così via. Certo questo, apparentemente è meglio che essere nella pelle uno zingaro rumeno o ungherese, o di un “balsero” dalla Tunisia o Libia o Albania o Turchia o Pakistan o qualsiasi altro paese sfigurato del mondo. Diciamo che non ne ha la quotidiana drammaticità. In costoro la spiritualità viene spazzata via da una vita randagia e miserabile, dalla quotidianità dello spavento mortale, talché spesso la loro (sono una percentuale alta di umanità) esistenza non è nemmeno paragonabile a quella delle gazzelle Taylor nella savana. Perché le Taylor, almeno, finchè non avvertono il ruggito del leone oziano e pascolano tranquillamente.

Anche i vip  hanno le loro barriere, un elevato livello di alienazione, frustrazioni a mala pena ricompensate da atteggiamenti paranoici e da un elevato consumo di coca.

Cosa costringe il ricco a stressarsi sempre sul jet per visitare le venti o trenta ville che ha in tutto il modo? Perché le possiede? Non potrà vivere più di una vita. Cosa è se non un acquisto dettato da una spaventosa ansia, una febbre da possesso incoercibile, una nevrosi da acquisto che suoni conferma della propria esistenza? Il denaro, quando è troppo, prende il sopravvento sul suo possessore e lo possiede, anima e corpo, lo devasta e lo annulla. E la sua, del ricco, diventa una esistenza essenzialmente votata a dimostrare la propria esistenza. Infatti, deve dimostrare di esistere e di non essere solo una appendice del proprio capitale. Un accessorio, Come in fondo è vero e anche giusto, perché è evidente che la maggior parte dei suoi averi gli sopravviveranno, in un modo o nell’altro! E per quanto ammassi, compri, abbia, possegga, consumi..…..rimarrà sempre e solo se stesso. Uno. Uno solo. Per quanti schiavi abbia intorno avrà una sola vita e per quanto possa comandare potrà solo o fare molto danno agli altri e allora sarà odiato e considerato una merda da tutti quelli che hanno pensieri sani, o farà del bene. E in questo caso sarà apprezzato solo nella misura in cui si disfarrà dei suoi averi, che gli donano tanto piacere e che gli hanno rubato l’esistenza. Non solo, ma vivrà nella torre più o meno eburnea dove non riuscirà mai a capire se il figlio gli sorride pensando all’eredità o se gli vuole bene davvero e lo stesso per la giovane moglie (la vecchia l’ha “data dentro” da tempo), sorella eccetera.

 
estraniazione e alienazione PDF Stampa E-mail
Pensieri - Storia, attualità, cultura

 - In questo "sistema", purtroppo dominante, il lavoro, a qualsiasi livello, è solo estraniazione. A tutti i livelli dell'attività produttiva il lavoro è alienazione attiva, cioè, alienazione dell'attività, attività dell'alienazione. Insomma,  è un mostro che si nutre della mente e del corpo. Il lavoratore non si afferma ma si nega nel suo lavoro, non libera energie ma "sfinisce il suo corpo e distrugge il suo spirito".

Questo processo di dissoluzione poi si risolve in diversi livelli. La sofisticazione ideologica della filosofia materiale del capitalismo sa come rimescolare le carte in modo abietto e sublime.

Da un lato il lavoratore si sente alienato nel lavoro, di conseguenza solo quando è fuori dal lavoro si sente presso di sé, è a casa propria se non lavora e se lavora non è a casa propria (Marx). Quindi solo nel tempo libero ci si sente presso di se e felici, coltivando le proprie “passioni”. Di qui la “filosofia” del tempo libero, della vacanza, del week end.

Dall' altro l'ideologia aziendale rifornisce (munisce) il lavoratore di una coscienza di riserva (cioè, una falsa coscienza) un tradimento di se stesso che lo porta a identificarsi con il suo lavoro alienato e con l'azienda, e a considerare "tempo perso" tutto quello che non trascorre in azienda.

 
bruchi e farfalle PDF Stampa E-mail
Pensieri - Storia, attualità, cultura

Quadri e bruchi - E i quadri dirigenti? I manager? Non navigano in acque migliori. Intontiti da anni di Bocconi, di corsi di formazione, di Masters dall’altra parte del mondo che insegnano a essere servili coi potenti e crudeli con i deboli, i nuovi kapò inseguono il sogno della loro affermazione, scimmiottando dirigenti più stupidi di loro, più alti in grado, per ritrovarsi all’apice ma già vecchi a quaranta, fuori gioco a cinquanta (al massimo), messi da parte come scarpe vecchie, incalzati dalle nuove risorse trentenni, prepotenti, avidi e egoisti.

Lavoro, lavoro, lavoro. La mistica del lavoro si trasforma in un dovere. "Vivo per lavorare, non lavoro per vivere", dichiarano senza orrore i fedeli della Work Church, tentando di porre una netta linea di demarcazione fra se stessi e gli altri. Intanto, la vita vera scorre sotto altri ponti, il "potere" conquistato vendendo l’anima (o la sua immagine) diviene sempre più effimero. Una volta fuori dall’azienda la mistica del lavoro comincia a rivelare  il suo drammatico segreto, appare sempre più evidente che ha solo coperto il danno prodotto dall’azienda, che ha spolpato l’anima dello sventurato, fino a farla svanire e svanendo essa stessa nel momento in cui l’azienda diviene per lo sventurato un labile ma pervicace ricordo. Un ‘immagine sempre più sfumata e quasi venata dei colori della nostalgia. A quel punto resta solo una carcassa, un involucro il cui contenuto è stato risucchiato dall'azienda, un ectoplasma irrigidito, crisalide di un bruco che non ha mai messo le ali.

 
Lavoro 2 PDF Stampa E-mail
Pensieri - Storia, attualità, cultura

Marx 1 lavoro - Eppure Marx, qualche idea sul "lavoro" l'aveva elaborata. Il lavoratore, nel sistema capitalistico (l'unico possibile?), si annulla. Il prodotto del suo lavoro si contrappone al lavoratore come un essere estraneo, come una potenza indipendente da colui che lo produce. L'alienazione del lavoratore, nel suo lavoro e nel suo prodotto, consiste nel fatto che non solo il suo lavoro diventa un oggetto (estraniazione), ma che esso esiste all'esterno, indipendente da lui, estraneo, una potenza a se stante. Il lavoro "Produce palazzi, ma per l'operaio spelonche. Produce bellezza, ma per l'operaio deformità. Sostituisce il lavoro con le macchine, ma ricaccia una parte degli operai in un lavoro barbarico e trasforma l'altra parte in macchina. Produce raffinate costruzioni dello spirito, ma  all'operaio sono riservati idiozia e cretinismo."  (Ivi,p.74).

Non è che sia cambiato gran che. Non solo per i mitici terzo turnisti della Fiat, o quelli che lavorano di notte. Ma anche per gli impiegati delle grandi aziende, quelli ai quali viene richiesta l'identificazione con l'azienda. Quelli costretti, e più spesso non costretti a dire, "noi dell'Olivetti", “noi della Pirelli”, noi della Hewlet”, “noi della Banca Tal dei Tali” ecc. Voi chi? Staccate forse le cedole semestrali degli utili? O dovete lavorare nove ore al giorno al tavolo, davanti al computer senza alzare la testa?

Ma perché tante distinzioni! Ci siamo dentro tutti. Tutti siamo invischiati in questo globo appiccicoso che ci costringe a comportamenti uniformi, a desideri di massa, a sordidi rituali.  Il sadico in telecamera che spiana il mezzo di sostentamento in faccia al malcapitato/tata al quale hanno appena fatto a pezzi il figlio inquadrandogli il naso e il labbro, il sadico che di fianco a lui gli chiede “che emozione si prova”, il nazista che riassume il titolo del TG, la vittima masochista che non può sottrarsi,  tutti facciamo parte del sistema che ci produce e riproduce, per il quale veniamo al mondo e andiamo all’altro mondo. Il potere Tv è  così avvolgente da travolgere tutto e divenire l’unico significato della realtà, l’immagine ha divorato il reale che si è ridotto all’immagine di se stesso, la quale si è resa autonoma da chi l’aveva originariamente prodotta. Solo chi produce immagini è reale, ma anche lui ne dipende ed esiste realmente solo finché riesce a rimanere colui che produce immagini.

 
Passate col rosso PDF Stampa E-mail
Testi e documenti - Letteratura
copertina di Con questo mio libro ho l’ambizione di fornire una interpretazione nuova e originale del cosiddetto “sessantotto”. Voglio spiegare questo “anno magico” collocandolo in un contesto più ampio, in un periodo di tempo che va dal 1957 al 1977, un arco di vent’anni. In altre parole mi sono prefisso di rimuovere questo “totem”, il sessantotto, dallo splendido isolamento che lo rende incomprensibile, per spiegarlo invece quale culmine spettacolare di un processo reale e di conseguenza per dargli ancora più forza.
 
Video intervista a "Pillole di storia" su "Passate col rosso" PDF Stampa E-mail
Testi e documenti - Letteratura

 

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